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Il viaggio oltre la tela

Informazioni sull'artista

Pittore veneziano, con una formazione psicoanalitica, esplora la relazione tra fisicità, mitologia e inconscio.

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Nato a Venezia, Edoardo Pilutti ha iniziato a dipingere a sedici anni, distinguendosi presto per la sua precisione concettuale e grafica. Dopo aver completato gli studi classici ed aver conseguito una laurea in psicologia all’Università di Padova, si è formato all'Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova, Carlo Zotti, Fulvio Roiter e Toni Toniato, mentori che hanno plasmato la sua sintesi tra arte, psicoanalisi e filosofia.

Avendo partecipato, ancora giovanissimo studente, al movimento di Psichiatria Democratica a Trieste con l’artista Vittorio Basaglia e con lo psichiatra Franco Basaglia, l'arte di Pilutti è sempre stata una meditazione sulla condizione umana: un'esplorazione visiva dell’incomunicabilità, del desiderio e della trascendenza. Come sentenziò Schopenhauer: "Per comprendere l'enigma della condizione umana, bisogna prima entrare in un manicomio".

Parallelamente, Pilutti ha sempre confrontato il proprio lavoro con le esperienze delle cosiddette avanguardie contemporanee — dall’Arte Povera alle pratiche performative di Marina Abramović — attraverso uno sguardo critico e costante, maturato nel tempo grazie alla frequentazione di Biennali, musei internazionali e alla lettura delle relative critice.

Nel corso di quattro decenni, Pilutti ha sviluppato un linguaggio figurativo sospeso tra realismo magico e metafisica, dove le statue respirano, le nuvole diventano coscienza e la figura umana appare eterna e allo stesso tempo evanescente. I suoi dipinti evocano la tradizione di De Chirico e Magritte, pur esprimendosi in declinazioni contemporanee: con straniamento, inquietudine, con la violenza inusitata dell’innocenza poetica.

Le sue tele, spesso raffiguranti nudi adagiati in squarci paesaggistici deserti, rocciosi e senza tempo, diventano meditazioni sulla comparabilità di carne e pietra, eros e intelletto, sulla tensione metafisica tra essere e vuoto.

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L’artista stesso dichiara: “Nella mia pittura vi è un recupero dell’intera storia dell’arte, dalla classicità alla straniata contemporaneità, come risposta disfacimento e dalla degradazione dell’umanità occidentale moderna. In questi quadri si evidenzia la persistenza di un’anima rispetto allo scorrere del tempo, attraverso la presenza di un’ atmosfera ancestrale e magica, creata anche per mezzo della ricontestualizzazione della mitologia e della più elevata filosofia tramandata a chi sa accogliere i valori che è opportuno recuperare e trasporre nel tempo attuale, dopo averli decantati ed elaborati.”

Le Fonti Di Una Visione

Anni di studio e formazione su pensiero e percezione

Critico d'arte (  La Nuova Venezia, Il Gazzettino, la Tribuna di Treviso, D'ARS,  Milanoartexpo.com )

Pubblicista presso Fertrinelli, Scritti d'Arte, DarsMagazine.it, PhotoMilano.org, Mostremilano.blog,  Big Emotion Art Magazine.

Psicologo clinico e psicoterapeuta a Milano

Partecipante al movimento Nuovo Rinascimento a Venezia

Studi presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia — sotto la guida di Vedova, Zotti, Roiter, Toniato

Studi Classici e Laurea in Psicologia

Critici e studiosi

Chi si è occupato dell’opera dell’artista

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  • Raffaele De Grada,

  • Gaetano Salerno

  • Maurizio Calvesi,

  • Philippe Daverio,

  • Vittorio Sgarbi,

  • Michela Luce,

  • Paolo Rizzi,

  • Guido Perocco,

  • Sebastiano Grasso,

  • Guido Toffolo (Antenna Tre),

  • Emanuele Horodniceanu (Tele Venezia),

  • Virgilio Boccardi e F. Gard (RAI Tre Veneto),

  • Sergio Costa e Arturo Viola (TG3 Lombardia),

  • Giorgio Marconi,

  • Tuli Schiatti (Questa è arte).

"la fusione di sogno e realtà"

(Mario Stefani),

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"Una magia metaforica carica di un senso emozionale sottilmente altro, d’una vibrazione sotterranea ed allarmata di bella e inquietante qualità poetica."

(Giorgio Seveso)

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“L'opera di Pilutti è una riflessione sullo scorrere del tempo, sulla caducità della vita e sull'atto intellettuale come salvezza dell'anima.”

(Gaetano Salerno, storico dell’arte, Venezia).

"...una rappresentazione del Nulla che si confronta con l'Assoluto"

(Jacqueline Ceresoli).

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